DRAGONFLY IL SEGNO DELLA LIBELLULA

 

 

 

Titolo:
Dragonfly.
 Il segno della libellula

Titolo originale:
Dragonfly

Paese: AnnoStati Uniti, 2002

Regia:Tom Shadyac

Principali interpreti:

Kevin Costner; Joe Morton; Susanna Thompson; Ron Rifkin; Kathy Bates; Linda Hunt; Matt Craven   

 

QUESTA RECENSIONE DAL SITO:
www.revisioncinema.com/

Esiste un linguaggio segreto, che usa la natura per nascondere quello che non è possibile dire chiaramente, per alludere ad un disegno nascosto, che affiora nei sogni o negli stati di alterazione della coscienza, quando l’uomo smette di patire sotto l’agire incondizionato delle categorie della ragione e il mondo assume un carattere ribelle, lontano da ogni sentire condizionato. In quei momenti, l’uomo smette di avvertire la natura come un segno da decifrare e tutto diventa materia vivente, che pensa e agisce assecondando un’intenzionalità che non sappiamo se considerare simile alla nostra o espressione di un codice che ribadisce continuamente la propria estraneità ad ogni umano sentire.
A questa dimensione di incertezza, a questo dubbio radicale aderisce perfettamente Dragonfly – Il Segno Della Libellula, che apre continuamente nuove possibilità, capaci di proiettare Joe (Kevin Costner) in una dimensione di senso che rifiuta la dimensione del tragico, intesa come chiusura dell’uomo entro i limiti segnati da valori eterni, immutabili che dettano inevitabilmente le condizioni di ogni futuro agire.
Questa dimensione, invece, in Dragonfly, è completamente assente. Qui tutto è sospensione del senso, attivazione di un altro sentire, al punto che perfino la morte della moglie Emily cessa di avere per Joe il sapore di una perdita irrimediabile.

Nulla si perde veramente in Dragonfly, perché quello che vediamo non è cancellato, ma solo sospinto verso regioni dell’essere che hanno il potere di accogliere, di trattenere, infine di trasformare, in attesa che la comunicazione si ristabilisca, che ciò che è stato torni di nuovo ad essere, proiettando la propria ombra sui nostri pensieri, sulle contingenze che a volte scambiamo per la vera vita.
Non si tratta allora di comprendere che c’è vita dopo la morte, quanto di arrivare ad una diversa e più profonda comprensione di ciò che unisce i cuori di chi ha amato, di chi ha smesso, anche solo per un attimo, di credere che la vita sia volontà di resistere contro un destino che è pura negatività, intenzionata a sopprimere l’immaginazione, la capacità di aderire pienamente alla nostra natura, ricreandola fino a trasformarla in qualcosa di nuovo, che appare sottraendosi.
A questo punto è chiaro il senso della metafora resa evidente, quasi tangibile dalla libellula che Emily aveva praticamente tatuata sulla pelle, simbolo di trasformazione, di capacità di ascolto che si traduce in un sentire amplificato, reso disponibile ad ogni avventura, ad ogni rivoluzione dell’essere, in attesa che messaggi portati da forze sconosciute ci indichino la strada da percorrere che sarà solo nostra, perché intenzionata a condurci là dove continua a vivere chi abbiamo amato, chi ha condiviso con noi il pensiero che la natura non è mai il risultato di un’intenzione finalistica, chiusa nel raggiungimento di un traguardo da sempre stabilito.

© 2002 reVision, Marco Marinell

 

 
Quando perdiamo qualcuno lo perdiamo per sempre? Il dottor Joe Darrow è uno stimato specialista in traumi ed emergenze. La sua vita comincia a cambiare dopo la misteriosa scomparsa, durante una missione umanitaria in Venezuela, dell'amatissima moglie Emily, medico anche lei, e alla quale non si è mai rassegnato. Nonostante gli sforzi degli amici preoccupati, della famiglia e della vicina di casa Miriam Belmont, Joe si isola nel suo dolore. I ricordi di Emily sono ovunque, tra questi spicca la libellula, il suo portafortuna personale, derivante da una voglia a forma di libellula che aveva sulla spalla. Il disagio di Joe cresce quando va a trovare gli ex pazienti di Emily nel reparto di oncologia pediatrica e quando cominciano a verificarsi strani fatti che fanno pensare che Emily voglia mettersi in contatto con lui per dirgli qualcosa di importante.
 

 

 

 

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