Perché il simbolo della Farfalla  

 

 
   

 

 

 

 
 

Terra di fate

Valli di nebbia, fiumi tenebrosi
e boschi che somigliano alle nuvole:
poi che tutto è coperto dalle lacrime
nessuno può distinguerne le forme.
Enormi lune sorgono e tramontano
ancora, ancora, ancora ...
in ogni istante
della notte inquiete, in un mutare
incessante di luogo.
E così
spengono la luce delle stelle
col sospiro del loro volto pallido.
Poi viene mezzanotte sul quadrante lunare
ed una più sottile delle altre
(di una specie che dopo lunghe prove
fu giudicata la migliore)
scende giù,
sempre giù, ancora giù,
fin quando
il suo centro si posa sulla cima
di una montagna, come una corona,
mentre l'immensa superficie,
simile a un arazzo,
s'adagia sui castelli
e sui borghi (dovunque essi si trovino)
e si distende su strane foreste,
sulle ali dei fantasmi, sopra il mare,
sulle cose che dormono e un immenso
labirinto di luce le ricopre.
Allora si fa profonda - profonda! -
la passione del sonno in ogni cosa.
Al mattino, nell'ora del risveglio,
il velo della luna si distende
lungo i cieli in tempesta e,
come tutte le cose,
rassomiglia ad un giallo albatro.
Ma quella luna non è più la stessa:
più non sembra una tenda stravagante.
A poco a poco i suoi esili atomi
si disciolgono in pioggia: le farfalle
che dalla terra salgono a cercare
ansiose il cielo e subito discendono
(creature insoddisfatte!) ce ne portano
solo una goccia sulle ali tremanti.

Edgar Allan Poe

 

 
 

 
 

MI PIACI SILENZIOSA

Mi piaci silenziosa, quando sembri
distante. E sembri lamentarti
tubante farfalla.
E mi senti da lontano
e la mia voce non ti arriva
lascia che il tuo silenzio
sia il mio silenzio stesso.
Lascia che il tuo silenzio
sia anche il mio parlarti
lucido come fiamma
semplice come anello.
Tu sei come la notte,
taciturna e stellata.
Di stella è il tuo silenzio
così lontano e semplice.
Mi piaci silenziosa perchè
sei come assente.
Distante e dolorosa
come se fossi morta.
Basta allora un sorriso
una parola basta
E sono lieto, lieto
che questo non sia vero.

Pablo Neruda

 

 
 
 

 

 

 
 

Un dolce pomeriggio d'inverno

 

Un dolce pomeriggio d'inverno, dolce

perché la luce non era più che una cosa

immutabile, non alba nè tramonto,

i miei pensieri svanirono come molte

farfalle, nei giardini pieni di rose

che vivono di là, fuori del mondo.

 

Come povere farfalle, come quelle

semplici di primavera che sugli orti

volano innumerevoli gialle e bianche,

ecco se ne andavan via leggiere e belle,

ecco inseguivano i miei occhi assorti,

sempre più in alto volavano mai stanche.
 

Tutte le forme diventavan farfalle

intanto, non c'era più una cosa ferma

intorno a me, una tremolante luce

d'un altro mondo invadeva quella valle

dove io fuggivo, e con la sua voce eterna

cantava l'angelo che a Te mi conduce.

 

Carlo Betocchi

 
 

LA FALENA

 

Perché la luce

ferisce I miei occhi

e come falena impazzita

volo sbattendo le ali

contro di te

che giochi con I miei istinti

e LEI,

bella LEI,

farfalla iridescente

scorge il passaggio verso il sole caldo

del tuo cuore e

vi si immerge come in un

bagno di bolle,

ed io ti voglio,

voglio toccare il tuo sole

ma sbatto stordita

e confusa contro

il vetro che scotta e

mi brucio l’anima.

di Fielemiele 
 

 

   

 

 

 

FARFALLA

 Con un battito d'ali sei volata
ai confini dell'anima
intingendo la nascente vita in un arcobaleno,
così l'aere or colori attorno al guardo
graffitando ghirigori di beltà
qui sulla terra, armoniosa farfalla.
Effimero è il tempo a te concesso,
come quell'arcobaleno svanisci d'incanto,
smagliante miraggio dal ciel assorbito.

 
autoretesti
okkiverdigg-perla88s

 

 

 

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