FRAMMENTI DEI DIARI
DI GRANDI AUTORI

Virginia Woolf

(Diario di una scrittrice)
 

Martedì, 10 settembre 1940

Tornata da una mezza giornata a Londra, forse la nostra gita più strana. Arrivati a Gower Street, un cartello con l'indicazione di un diverso circuito. Nessun danno apparente. Ma arrivando a Doughty Street una folla. Mecklemburg Square isolata da cordoni. Sentinelle. Vietato l'accesso. La casa a 30 passi dalla nostra colpita all'una del mattino da una bomba. Un'altra bomba nella piazza, ancora inesplosa. Giriamo dietro. Fermi alla casa di June Harrison. La casa, colpita in pieno, ardeva ancora. Una gran pila di mattoni. Sotto, tutti quelli che erano scesi nel rifugio. Lembi di stoffa appesi alle pareti nude, sul lato ancora in piedi. Uno specchio, credo, oscillante. Come un dente strappato, una piaga netta, pulita. Chi viveva là? Suppongo i giovani e le fanciulle qualunque che vedevo dalla finestra. Tutti saltati in pezzi, adesso. La nostra casa intatta. Lasciammo l'auto e vedemmo Holborn. Un vasto squarcio in cima a Chancery Lane. Fumante ancora. Alcuni negozi distrutti: l'albergo in faccia come un guscio vuoto. Un'osteria: più nessuna finestra. Gente in piedi ai tavolini: servivano da bere, credo. Cumuli di vetri verdazzurri nella strada a Chancery Lane. Poi in Lincoln's Inn. Finestre rotte, ma palazzo intatto. Lo percorremmo. Deserto. Corridoi bagnati. Vetro sulle scale. Porte chiuse a catenaccio. Di nuovo in auto. Il cinema dietro il Madame Tussaud, squarciato: si vedeva lo schermo. In Chancery Lane vidi un uomo spingere una carriola piena di libri di musica. Poi, a Wimbledon, la sirena; la gente cominciò a correre. Proseguimmo alla maggior velocità possibile. Cavalli tolti di tra le stanghe. Auto allineate e ferme. Poi, cessato allarme.

 

 


Franz Kafka

(Diari)

9 settembre 1909

La sentinella bresciana annuncia a Brescia una folla come non si è mai vista, come nemmeno al tempo delle grandi corse di automobili, i forestieri venuti dal Veneto, dalla Liguria, dal Piemonte, dalla Toscana, da Roma, persino da Napoli, e i gran signori di Francia, Inghilterra e America si accalcano nelle piazze, negli alberghi, in tutti gli angoli delle case private. L’aerodromo è a Montechiari. Guardiamo in alto: grazie al cielo nessuno vola ancora. Abbiamo in tutte le giunture l’entusiasmo che sotto questo sole ci prende all’improvviso l’uno dopo l’altro. Passiamo davanti ai capannoni: sui frontoni stanno i nomi degli aviatori cui appartengono gli apparecchi chiusi all’interno, e sopra i nomi la bandiera del rispettivo paese. Cobianchi, Cagno, Rougier, Curtiss, Moucher, Anzani. “E Blériot?” domandiamo, Blériot al quale abbiamo pensato tutto questo tempo, dov’è Blériot? Ci voltiamo indietro e guardiamo il campo. Qui si sono dati convegno l’alta nobiltà italiana, brillanti dame parigine e altre migliaia di persone, per stare lunghe ore a guardare a palpebre strette questo deserto assolato. A un parapetto di legno c’è un gruppo di persone. “Com’è piccolo!” esclamano alcuni francesi. Un piccolo aeroplano colorato di giallo si prepara a volare. Ora vediamo anche il capannone di Blériot e accanto quello del suo allievo Leblanc. Appoggiato a un’ala dell’apparecchio sta Blériot: osserva i meccanici affaccendarsi sul motore. Con quest’inezia pretende d’alzarsi in aria? Allora è più facile, per esempio, in acqua. Ci si può esercitare da principio nelle pozzanghere, negli stagni, nei fiumi e solo dopo arrischiarsi in mare; ma per lui esiste solo il mare.

 

 


Kurt Cobain

(Diari)

28 febbraio 1991

Sto a casa di un amico, qui ad Olympia, e sto ascoltando un programma di merda alla radio di un college. Mi sono accorto che non è tanto che non ci sono gruppi bravi ma che i dj hanno un gusto orrendo in fatto di musica. Proprio adesso hanno trasmesso una canzone dei Nirvana da un nostro vecchio demo. Bene, abbiamo vinto la guerra. La propaganda patriottica è a mille. Abbiamo addirittura il privilegio di acquistare le figurine, le bandiere e gli adesivi dell’operazione Desert Storm, oltre ai video della nostra schiacciante vittoria. Quando cammino per strada mi sembra di essere a un comizio a Norimberga. Quando penso alla Destra penso a dei cloni di Ronald Reagan nominati sindaci di ogni stato degli USA. Essere di destra è l’insulto più volgare e più sporco che si possa rivolgere a una persona. Mi piace lamentarmi e non fare nulla per migliorare le cose. Mi piace criticare la generazione dei nostri genitori per essere quasi giunta al vero cambiamento sociale per poi mollare dopo i primi colpi andati a segno da parte dei media e del governo per smantellare il movimento attraverso l’uso dei Manson e di altri hippy come dimostrazioni propagandistiche del fatto che erano solo disfattisti, comunisti, satanici e inumani. Questo spiega perché i baby boomers sono divenuti i più grandi ipocriti yuppie conformisti mai prodotti da una generazione. M’hanno sbattuto fuori dal mio appartamento. Ora vivo in macchina e non ho un indirizzo. Questo è il numero di telefono di Chris per lasciare dei messaggi: (206) 473-
 

    
Grazie al contributo del sito www.diaridelnovecento.com

 

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