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Di fronte ad un cielo stellato il tempo si ferma. Si
rimane incantati di fronte a quel debole scintillio così
lontano, così vicino, sprofondato nel buio della notte.
Lumini appesi al cielo da qualche mano invisibile. Così
li pensavo da piccola quando ancora credevo nella
magia. Molte delle stelle che vediamo hanno poca
relazione tra di loro, ma l’immaginazione di qualcuno un
giorno volle vederle raggruppate e tracciò linee che in
qualche modo ne legavano alcune l’una all’atra. L'uomo
ama trovare schemi regolari e nel tempo ha raggruppato
le stelle che appaiono vicine in costellazioni.
Ma le stelle non mutarono per questo la loro funzione,
né cessò di esistere il buio in cui appaiono adagiate.
Ciò che forse cambiò fu il modo con cui guardammo il
cielo nelle notti stellate.
Così forse sono i nostri ricordi
Se ci guardiamo indietro, molti degli episodi che ci
sono capitati, sono caduti nell'ombra.
Rimane solo qualcosa delle tante vicende, delle tante
emozioni, dei fatti e dei luoghi che hanno intessuto la
nostra vita. Anche noi cerchiamo allora di creare
legami, di legare pezzo a pezzo per avere la sensazione
di un
continuum, di una linea che, se non proprio rettilinea, abbia
per lo meno una direzione.
Tutto il resto se ne va, lo lasciamo andare senza averne
coscienza, si inabissa. Salviamo di noi qualcosa che ci
sembra degno di noi stessi, o eventi che in qualche modo
emergono alla superficie. Tutto il resto: quello che
sembra sempre uguale, quasi monotono e per questo non
registrato dalla nostra memoria semplicemente passa,
passa e sembra non essere successo... E' il tempo che se
lo porta via e lo rende sempre più lontano, come se non
ci appartenesse più.
Ci sono, però, momenti in cui l’ordine salta,ed allora
ci si sente immersi dentro qualcosa di immenso, oscuro,
invisibile e non sentiamo che il battito del nostro
cuore che fluttua in un oceano senza contorni. Ci si
sente soli, si ha paura di sprofondare in quell'abisso,
di annegarvi.
La vicenda umana , dice Galimberti, è
“lacerata
tra l'ordinato incedere della ragione che consente di
abitare un mondo a tutti comune dove è possibile la
comunicazione, e l'insorgenza dell'irrazionale che
spezza quel mondo, disarticola la comunicazione e
dissolve i confini del paesaggio nel senza-confini dello
spaesamento”.
Ogni tanto però fa bene sentirsi un po’ “spaesati”,
senza confini, da questo spaesamento possiamo magari
tracciare altre linee, trovare altre altre direzioni,
altri sensi oppure possiamo lasciarci andare in quello
stesso “spaesamento” che si sente quando ci immergiamo
nel buio del cielo stellato. senza cercare costellazioni
nè orientamenti. E ascoltare il rumore della notte.
dal blog di
giuba47
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